P2P: questa volta la “wireless defense” non funziona

21Ott08

Questa volta l’IFPI ha vinto la sua battaglia. In Danimarca, un uomo di mezza età, accusato di aver condiviso nel 2005 circa 13.000 brani attraverso il software di file sharing DirectConnect, dovrà pagare una somma di 24.400 dollari di risarcimento. Questa volta la “wireless defense” impugnata in due casi precedenti non ha funzionato. Nelle scorse settimane l’IFPI, l’organizzazione antipirateria, era stata costretta a risarcire due donne colpevoli di infrazioni contro il diritto d’autore. Secondo l’IFPI le donne erano colpevoli dell’uso che si faceva della loro connessione. Il giudice ha però dato ragione alle donne, dato che chiunque poteva aver accesso ai computer o alla loro rete wireless.

Non esiste necessariamente un legame tra trasgressore e indirizzo IP. Non è possibile identificare la persona solo attraverso l’indirizzo IP. Per questo principio, a maggior ragione nel caso di connessioni wireless, gli ISP danesi si erano opposti all’applicazione della famigerata “dottrina Sarkozy”.

Ovviamente anche in questo caso sarebbe stato impossibile risalire alla persona fisica attraverso l’indirizzo IP. Pare che l’uomo abbia ammesso di aver visitato la home page del software e che non abbia utilizzato una rete wireless, eliminando di fatto un possibile elemento risultato decisivo nei casi precedenti. La suprema corte danese, Vestre Landsret, ha accusato l’uomo di violazione del diritto d’autore, obbligandolo a pagare la somma di 24.4000 dollari ed eliminare il materiale ottenuto illegalmente.

Resta comunque il dubbio per una legge lacunosa, incapace di regolare la materia. E’ evidente l’impossibilità di monitorare gli utenti, specialmente nel caso di utilizzo di connessioni wireless. Di conseguenza risulta impensabile l’applicazione di una legge, la “dottrina Sarkozy”, che si dimostra, tecnicamente, azzardata ed affrettata.

Fonte | TorrentFreak

Foto | Flickr

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