Strappa la “carta” dal giornale che ti passa

30Ott08

Tagli, tagli, tagli. In questi giorni caotici per il giornale di carta la parola d’ordine è solo ed esclusivamente questa. Una crisi preannunciata già da tempo, ma ampiamente accelerata dalla caduta libera delle borse e della finanza. In America dall’inizio dell’anno si stima che i tagli del personale abbiano raggiunto le 12.000 unità.

Una cronistoria, quella dei tagli e dei licenziamenti, degna dei bollettini di guerra. Alcuni giorni fa il debito del New York Times è stato declassato al livello junk, spazzatura. Con i ricavi pubblicitari su carta al -16% e quelli dell’online, +6%, ancora incapaci di tenere in piedi la “baracca”. Los Angeles Times, meno 75 unità. Il colosso Gannett meno 3000 dipendenti. Time Inc., licenzierà 600 dipendenti.

In questo cataclisma, The Christian Science Monitor, ha annunciato che dal prossimo aprile fermerà le rotative, e passerà tout-court al web. Decisione drastica ma quantomeno previdente. Quello della transizione è diventato un tabù, più che una possibilità. In un momento di difficoltà, ma probabilmente ci si poteva arrivare anche in anticipo, bisognerebbe abbandonare le tattiche difensive imbracciate dagli editori e fare il passo decisivo. Molto bella l’immagine usata da Massimo Russo per descrivere la situazione, La nave affonda. Bisogna provare a nuotare.

Ed invece a cosa si è pensato. Salvare il possibile. Caricare sulle scialuppe il salvabile, per ritrovarsi sprovvisti, in mare aperto, nel bel mezzo della tempesta. Abbandonare la carta e diventare delle internet company sono delle necessità improrogabili. La transizione, al tempo una possibilità, dovrebbe essere già il passato, anzichè un palliativo, al baratro imminente.

Foto | Flickr

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