Facebook, il razzismo ed i suoi perché

23Dic08

razzismo

Facebook è una finestra aperta sul mondo, e per quanto possa essere mediata, riflette, in parte, la situazione sociale di un paese. Da una breve ricerca per termini come “zingari”, “rom”, “extracomunitari” sono rimasto stupito dalla quantità di gruppi che inneggiano alla violenza razziale e fanno dell’intolleranza il proprio valore comune.

I messaggi postati in bacheca, il leitmotiv delle discussioni hanno rafforzato l’idea, da sempre familiare, per cui il comportamento del razzista ha molto in comune con l’atteggiamento dell’ipocondriaco. Entrambi riducono a porzioni identificabili le cause del proprio malessere.

L’ipocondriaco, tendenzialmente insicuro, risolve la propria inadeguatezza distorcendo le sensazioni che provengono dal proprio corpo. La percezione della malattia è una causa di malessere eccessiva, generale, alla quale bisogna opporre un controllo preventivo sul proprio corpo, di riflesso sugli eventi quotidiani. La risposta sta nel circoscrivere il malessere, limitarlo ad alcuni organi, di cui se ne avverte lo stato vegetativo, ed averne in questo modo consapevolezza.

Allo stesso modo l’atteggiamento xenofobo nasce da una percezione di insicurezza, più o meno reale, alla quale si risponde necessariamente limitando le possibili cause ad un unico elemento, un gruppo politico, una minoranza etnica o religiosa. Una volta circoscritto il problema si ottiene un controllo sulle proprie paure e le si esorcizza attraverso l’esacerbazione del messaggio e delle invettive. Limita il male a qualcosa che puoi controllare e sarai salvo per sempre. Equazione ridicola.

La volgarità e la violenza dei proclami sono direttamente proporzionali al livello della propria insicurezza.

Alla prossima.

Foto | Flickr



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