Twitter, non importa come lo dici

07Gen09

twitter

Twitter, di cosa si tratta? In molti già lo conoscono, i più integrati, ma non tutti. D’altronde la moda del momento si chiama Facebook. La creatura di Mark Zuckerberg ha saturato l’attenzione globale su se stessa come una diva ingorda dei flash dei paparazzi. Tutti ne parlano, chi più chi meno coscientemente ed intelligentemente. Resta il fatto, questo è da riconoscerlo, che FB ha rivoluzionato il modo di pensare e vivere la rete. E di riflesso anche molte altre applicazioni avranno il loro momento di gloria.

Il 2009, potrebbe essere anche l’anno di Twitter. Le previsioni di crescita, d’altronde, sono incoraggianti. Twitter è una piattaforma di microblogging, un rivelatore degli interessi e del fare della gente che ruota attorno alla domanda “What are you doing?”, “Cosa stai facendo?”. Ma se pensate che si tratti di uno strumento per soli bloggers dovete ricredervi. Twitter risulta uno strumento molto più interattivo rispetto ad altri competitor, FB su tutti, più veloce e meno invasivo. La chiave del successo di Twitter sta nella brevità, in quei 140 caratteri con i quali si traccia il lifestreaming, lo scorrere della vita delle persone. Non bisogna necessariamente saper scrivere. Il successo è regolato dalla partecipazione e da come si contribuisce allo sviluppo della comunità.

Non importa come lo dici. La creazione di rapporti saldi e remunerativi in termini di conoscenza si basa sulla condivisione degli interessi. Ed in questo, Twitter ha dalla sua la velocità d’utilizzo, la brevità del messaggio, una relativa discrezione e la possibilità di raggiungere facilmente migliaia di persone.

La costruzione del consenso e del successo in rete, sia che si tratti di un’azienda che di un individuo, dipende dalla disponibilità ad aprirsi alla rete, a parlare “sinceramente”. L’attenzione per i contenuti verrà da se. Facilitata magari da un tweet che linka verso blog, un quotidiano, un’azienda.

Il cerchio si chiude quando la conversazione crea fiducia e stimola l’interesse.

Foto | Flickr

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3 Responses to “Twitter, non importa come lo dici”

  1. Qualcuno ha azzardato che il microblogging segnasse la fine dei blog “tradizionali”.

    Io invece credo ne sia un ottimo comprimario, e Twitter nella sua disarmante semplicità lo sta dimostrando appieno.

  2. Twitter e tumblr hanno portato via la fuffa dai blog. Friendfeed sta portando via la fuffa da twitter. Sono tutti servizi complementari tra loro IMHO!

  3. Sono d’accordo con te Francesco.

    Lungi dall’essere eccessivamente ottimisti non penso che Twitter e Friendfeed si pestino i piedi. Effettivamente ci sono alcune ripetizioni nel loro utilizzo combinato. Più che altro per le specifiche di FF che nasce come aggregatore e che, inevitabilmente, incorpora altri strumenti.

    Penso che Twitter, nonostante tutto, abbia una marcia in più, quella della specializzazione che lo rende semplice ed appetibile.



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