Cosa succede in rete: la nuova borghesia

06Feb09

Oggi in Italia splende il sole. L’aria frizzante, dopo giorni di pioggia e nuvole, ha in serbo qualcosa di nuovo. Forse non ce n’eravamo accorti, troppo occupati nel dimenarci tra lodi gratuite e facili accuse. Le tracce ci sono, lasciano il segno e prima o poi vanno considerate ed analizzate.

C’è un modo nuovo di stare in rete, un nuovo modo di viverla, un nuovo modo di vivere attraverso la rete. Tra un caffè sorseggiato in fretta, tra una pausa pranzo o nel bel mezzo di una riunione. Ecco, Facebook ha fatto questo, ha portato un media tra le conversazioni della gente, è riuscita dove in molti non pensavano si potesse arrivare. Tutto troppo semplice, così immediato, così ineluttabile. Si potrebbe azzardare che la rete si sia fatta carne, anima, battito alimentato dai discorsi della gente. Diventando tutt’uno con le idee ha alimentato la voglia di comunicare delle persone e una volta “popolare” ne abbia investito le modalità di regolarsi e di identificarsi. Al punto di creare quella che Giovanni Boccia Artieri definisce in modo intuitivo la “cyberborghesia”, la classe media digitale.

Cosa significa tutto questo? Ancora è presto per capire dove si possa arrivare. Più che altro non prima che la cyberborghesia prenda atto della propria rilevanza, non prima di percepirsi come l’organismo di una nuova forma di democrazia che vive in simbiosi tra il reale e il virtuale. La vittoria di Obama, che secondo alcuni avrebbe dato riconoscimento politico alla classe degli esclusi, degli emarginati, dei moderni “poeti maledetti”, potrebbe essere solo il punto di partenza. Il futuro ci saprà dire come e quanto questa forza sociale avrà saputo organizzarsi e soprattutto, se sarà in grado di autoregolamentarsi.

In qualche modo si potrà guidarne la presa di coscienza? Si potrà evitare che lo strumento prenda il sopravvento o che la potenzialità palese venga orientata verso obiettivi privati? Questa è forse un’utopia, ma in futuro, il quotidiano, nella sua superficialità, potrebbe produrre anche senso. Staremo a vedere.



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