La società della Trasparenza

16Mar09

people

La diffusione delle reti sociali ha ridotto al minimo la distinzione tra pubblico e privato al punto che la pubblicazione di informazioni personali è diventata un atto sociale. La percezione di sicurezza che l’anonimato garantiva si è rovesciata in favore di una trasparenza totale dello stare in rete.

Quello che riveliamo di noi stessi è una scelta personale dettata dalla volontà/necessità di essere scoperti, rintracciati o di essere sempre visibili. Una esposizione che non lascia spazio ad imbarazzi o tentennamenti vari. Condividiamo emozioni, sentimenti, passioni. I nostri mondi collidono in quanto la sfera personale si allarga al numero di contatti con cui interagiamo.

La rincorsa esasperata dell'”amicizia” rischia però di tradursi in una contrazione delle qualità delle relazioni (il famoso numero di Dunbar). L’ago della bilancia resta, come sempre, il controllo. Quantomeno la consapevolezza d’uso. L’apertura al pubblico, con tutto ciò che ne deriva, dal fenomeno della micro-celebrità all’esposizione incontrollata dei dati, non significa necessariamente un rischio per la privacy nella misura in cui decidiamo di rinunciare consapevolmente alla nostra sfera privata.

Se la gente decide di condividere la propria vita online probabilmente la privacy non è più qualcosa di cui ci si preoccupa oppure è divenuto un concetto confuso e indefinito. Forse siamo di fronte ad un cambiamento culturale più grande per cui si da maggiore importanza alle possibilità ed ai benefici offerti dal mezzo anzichè ai suoi rischi potenziali.

Ma oggi, se ancora esiste, cosa intendiamo per privacy? La pubblicità è l’unico rischio della condivisione dei nostri comportamenti online? Quanto siamo disposti a rinunciare per partecipare alla conversazione globale?

Foto | Flickr



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